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Quando un paio di scarpe ti cambia la vita (senza scomodare il principe azzurro)

By Redazione

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C’era una volta una ragazza che correva in lungo e largo per le strade della sua città calzando solo sneakers e ballerine. Correndo incrociava sempre altre donne che correvano come lei (avete mai visto una donna non correre?) chi in ballerine, chi con lunghi stivali, chi ancora dall’alto di acuminati tacchi che sembravano essere una proiezione stessa del piede.

“Ma come faranno a correre a quelle altezze?” – pensava la nostra ragazza – “E quando non corrono, come faranno a stare in piedi senza perdere l’equilibrio?” ma più se lo domandava più sentiva che un’idea iniziava a stuzzicarla. Ancora non riusciva bene ad inquadrarla ma tra una corsa e un’altra si accorse che il suo sguardo si posava sempre più spesso sugli stiletti che incrociava per strada, che vedeva nelle vetrine e sui giornali. La nostra ragazza era curiosa e un giorno, rallentò il passo ed entrò in un negozio “Vorrei provare quegli stivaletti, per favore”. Chiuse la zip, si mise in piedi e dopo qualche primo passo incerto, il mondo assunse una prospettiva diversa: non era soltanto una questione di altezza, decisamente un bel po’ in più, ma era la particolare curva che assumeva il suo corpo, sinuosa ma allo stesso tempo determinata. Si guardò allo specchio e sorrise e dopo qualche giorno, imparò anche a correre da quell’altezza, come se fosse la cosa più naturale del mondo e il mondo poteva essere alto o basso, a seconda del giorno e dell’umore e a deciderlo era solo lei.

Una delle scarpe preferite della ragazza diventò in quella stagione un paio di ankle boots che lei adorava per quel loro essere così semplici e contemporaneamente grintosi e senza fronzoli: erano a punta e con uno tacco sottile e insieme forte e quel taglio così particolare, che le lasciava svettare la caviglia. Li indossava con tutto, erano perfetti: sotto i jeans e con i pantaloni classici, con una gonna plissé corta e le calze coprenti. Quelle scarpe erano le compagne perfette del chiodo di pelle e un amore con i cappotti avvolgenti e ampi che tanto adorava in inverno. Erano una garanzia: il toccasana per le giornate di umore grigio, con i loro cm in più che fanno bene al portamento e all’autostima. E ogni volta che le indossava pensava a Cenerentola senza neanche aver bisogno del principe azzurro.

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